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Si può guardare tutto?

 

Ho incontrato per caso un ostacolo. Stava lì, poggiato in terra, e così, l'ho osservato. Ho cercato di scrutarlo in ogni direzione. E ho trovato il modo per aggirarlo facilmente. Ero già orgogliosa di me, quando mi sono sentita colpire fra capo e collo. L'ostacolo vero non era quello dinanzi ai miei occhi. Era quello che, concentrata a scrutare il primo, non avevo proprio visto. Per fortuna, però i miei riflessi sono buoni e così l'ho evitato. Però mi è rimasto quel senso di paura che le cose improvvise procurano e anche un po' uno stato di malessere, quello che si chiama “senso di colpa”. Se avessi prestato più attenzione, se non fossi stata così superficiale. Se non … Insomma un quantitativo indicibile di “se” che non mi hanno portato da nessuna parte. E così ho respirato. Ho guardato il primo ostacolo e poi il secondo. Il primo l'ho beatamente mandato a quel posto, il secondo mi ha fatto ridere. Ridere di me. Della mia superbia. Della mia capacità di correre il rischio di cadere perchè impegnata a guardare altrove. Ho così imparato che non devo poggiare lo sguardo in un unico luogo, ma devo lasciarlo libero di spaziare. Non concentrarmi sul rischio o la paura, ma guardare tutto. Il bello e il brutto. Ciò che è a portata di mano e ciò che invece non lo è.

 

 

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